Mantieni la linea con il Nordic Walking

Mantieni la linea con il Nordic Walking

Desideriamo una forma fisica perfetta?   Ecco che, insieme ad un’alimentazione equilibrata, ci viene sempre consigliata dell’attività fisica. Ma quale è meglio fare? Palestra, corsa, nuoto? Recentemente sta spopolando uno sport chiamato Nordic Walking, molti ne parlano come un’attività fantastica. Vediamo di cosa si tratta, e qual è il suo segreto.

Conoscere il Nordic Walking
Si tratta di un nuovo modo di fare sport, adatto a tutti, praticabile in qualsiasi periodo dell’anno da persone di tutte le età, in pianura come in montagna, nei parchi cittadini e addirittura sulla spiaggia, poco costoso e divertente. È uno sport che si pratica all’aria aperta con qualsiasi tempo, sotto il sole o la pioggia, dona tanti benefici per la salute, dà tono alla muscolatura e snellisce il corpo.
Il Nordic Walking o Camminata Nordica nasce nei paesi Scandinavi, più precisamente in Finlandia negli anni ’20 come allenamento estivo per gli atleti dello sci di fondo. Con l’andare del tempo questa disciplina, modificata lievemente nella tecnica e nel materiale usato, ha coinvolto sempre più persone, diffondendosi in tutta Europa e oltreoceano. Anche in Italia la sua diffusione è andata sempre più crescendo, formando un popolo di appassionati e seguaci.
Ma nello specifico di cosa si tratta? In prima battuta, potrebbe sembrare una semplice camminata con i bastoncini, ma in realtà non è utilizzando dei bastoncini che la camminata diventa Nordic, bensì imparando ad usarli nel modo corretto e cioè per spingere e non come appoggio.

  • Il principio fondamentale di questa nuova disciplina è quello di coinvolgere il maggior numero possibile di muscoli e, di conseguenza, aumentare il dispendio energetico a parità di velocità e di distanza percorsa.

I benefici
Il Nordic Walking ben fatto permette uno sviluppo più armonico e un rimodellamento del nostro fisico, un obiettivo che oggi è perseguito da donne e uomini, forse più motivante della salute che si ottiene da questa disciplina.

  • Dal punto di vista muscolare, aumenta il numero dei muscoli utilizzati: braccia e gambe vengono coinvolti entrambi, dividendosi il carico di lavoro. Secondo gli studi quest’attività stimola oltre l’80% della muscolatura.
  • Più muscoli vengono coinvolti più energie consumiamo e più incrementiamo la tonificazione o il volume della massa magra stimolando il metabolismo.
  • A livello articolare, si ha un migliore utilizzo delle cartilagini e si stimola la produzione del liquido sinoviale che funge da lubrificante delle nostre articolazioni. Rispetto alla corsa, si riducono i piccoli o micro traumi su bacino, anche, ginocchia e piedi.
  • Come l’attività aerobica, favorisce una maggiore circolazione periferica del sangue migliorando l’attività cardiaca, e aumentando la capacità dell’apparato respiratorio.

L’utilizzo dei bastoncini previsti da questa disciplina aiuta a mantenere una postura corretta e inoltre, aumentando il senso di equilibrio, consentono a chi lo pratica di mantenere un passo più sicuro e veloce. Grazie ad essi anche la parte superiore del corpo si allena, potenziando la tonicità di braccia e muscoli addominali con conseguente beneficio per la colonna vertebrale.

  • Favorendo la mobilizzazione della colonna vertebrale si riscontra un effetto benefico per la zona della cervicale: contratture e tensioni tendono a diminuire, generando una risposta positiva nella riduzione dello stress.
  • Se praticato con regolarità, come tutte le attività aerobiche, migliora il tono dell’umore e contribuisce a prevenire o superare stati di depressione minore, oltre che aiutare le persone che debbono perdere peso, spesso deflesse.
  • Aumenta la frequenza cardiaca secondo la velocità delle gambe, della pendenza e della spinta che si dà ai bastoncini, consentendo a chiunque di trovare l’intensità ideale, da moderata a molto intensa, simile a quella della corsa veloce.
  • Se una donna di 55 kg che cammina ad una velocità media di 4 km ora consuma poco più di 2,5 calorie (kcal) al minuto e un uomo di 75 Kg consuma circa 3,5 kcal, con il Nordic Walking, camminando con la stessa intensità, ma spingendo sui bastoni, secondo alcuni studi si possono consumare anche il 40% in più di calorie.

Come tutti gli sport va affrontato con gradualità in particolare per i sedentari. Chi soffre di malattie cardiovascolari e malattie muscolo scheletriche deve prima sottoporsi a visita medica.

Perdita di massa grassa
I carboidrati immagazzinati nel nostro organismo sotto forma di grassi possono essere utilizzati come energia se l’attività fisica ha una certa intensità ed è protratta nel tempo. Alcuni studi sostengono che mentre per i primi 10-15 minuti di attività si consumano solo zuccheri, dopo 20 minuti il nostro organismo inizia ad utilizzare anche i grassi e mediamente dopo 60 minuti di esercizio protratto, si consumano solo grassi. Con il Nordic Walking questo avviene prima: ne consegue che a pari intensità e tempo si consuma una percentuale maggiore di grassi. Proprio per questo motivo questa disciplina sportiva è ritenuta molto adatta a chi deve perdere peso; si sa infatti che il modo migliore per dimagrire è perdere massa grassa cercando di mantenere il più integra possibile quella magra. Oltre a ciò il Nordic Walking, essendo meno faticoso della corsa, diventa più motivante per le persone sovrappeso e obese che in maggioranza sono sedentarie e più difficili da coinvolgere. Il Nordic Walking ha la caratteristica della facile pratica “emozionale”, cioè basta uscire di casa per metterlo in pratica, senza dover raggiungere un luogo deputato specifico come un campo da tennis o di calcetto, anche se ovviamente sarebbe bene praticarlo in mezzo al verde, in un ambiente il meno inquinato possibile. Inoltre richiede un limitato impegno scheletrico, muscolare, cardiorespiratorio e vascolare pertanto una volta iniziata questa disciplina viene mantenuta volentieri come stile di vita perché, oltre a un miglioramento del tono muscolare si risente anche di un migliore tono dell’umore.   Per questi motivi, il Nordic Walking è consigliato a tutti, bambini ed anziani, uomini e donne, ma soprattutto è indicato per chi vuole mantenersi in forma.

Come approcciarsi al Nordic Walking?
Frequentare un corso specifico tenuto da Maestri qualificati è il modo migliore per apprezzare al meglio questa attività sportiva. Il corso generalmente si articola in due parti:

  • parte teorica: si spiega e si mostra agli allievi quali sono i movimenti corretti per trarre il massimo beneficio da questa disciplina
  • parte pratica: si impara ad eseguire, sotto la guida del Maestro, i movimenti di passo e di spinta fino all’acquisizione del coordinamento motorio per conseguire i benefici di cui si è detto
  • è utile eseguire esercizi di riscaldamento e mobilitazione per sciogliere eventuali rigidità muscolari ed articolari prima e dopo la parte pratica. Non è richiesto un abbigliamento specifico se non indumenti comodi: tuta o maglietta, kee-way, cappellino, scarpe da ginnastica o scarponcini da trekking leggeri, poiché l’articolazione del piede deve essere abbastanza libera
  • molto importante è la scelta dei bastoncini per il Nordic Walking, attenzione a non confonderli con quelli utilizzati per l’escursionismo, ben diversi per quanto riguarda lunghezza, peso, bilanciamento, impugnatura e gommini che toccano il terreno, differenti a seconda dell’allenamento
  • il terreno: per far si che il piede lavori nel modo giusto (rullata completa, spinta del tallone, metatarso e spinta dell’alluce) non sono necessarie salite da montagna, anzi, si può praticare in pianura e con pendenze che non superino il 7-8%, vanno bene quindi i parchi delle città e le spiagge al mare anche se, per una migliore mobilitazione muscolare e articolare, il terreno pianeggiante con alcune pendenze alternate è certamente il più adatto.

Il Nordic Walking della SCUOLA ITALIANA N.W. SINW è affiliata alla Federazione Italiana di Atletica Leggera e come tale ha maestri federali e scuole già in molte regioni italiane.
Ora non rimane che provare per credere!
Per Iscrizioni o chiarimenti scrivete nella sezione Contatti nel sito= www-nordicwalkingpassion.it  oppure tel. al n° 339 5652848   Maestro SINWFIDAL  =  Giulio Piccinini.

Regolamentazione Nazionale per Tesseramento asd N.W.P. e normative varie.

Regolamentazione Nazionale per Tesseramento asd N.W.P. e normative varie.

La NORDIC WALKING PASSION asd  è lieta di aggiornarvi sulle ultime regolamentazioni per potere svolgere attività sportiva in perfetta regola con le normative Nazionali.

Per potere partecipare agli allenamenti o camminate itineranti i non Soci debbono presentare il certificato medico di Buona Salute con esito ECG sotto sforzo ( Gazzetta Ufficiale n° 169 del 20 luglio 2013 il decreto ministeriale 24 aprile 2013 recante “ Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica o agonistica e amatoriale .”Decreto Balduzzi “. ) + fornire tutti i dati necessari per il Tesseramento Assicurativo CSI della N.W.P. asd  dal costo annuo di € 12,00.

Informiamo che il modulo quivi riportato è l’unico ufficialmente valido ai fini Assicurativi

Faxsimile Certificato Medico =            1346-Pagine_da_Decreto_Balduzzi_-_Allegato_C

Le associazioni per essere in regola con le normative Giuridiche in materia di privacy e per  potersi iscriversi ai corsi di N.W. sono obbligate a ritirare i moduli a seguito riportati debitamente compilati e firmati:

INFORMATIVA dati PERSONALI               §         §         §               ISCRIZIONI CORSI e TESSERAMENTO

( Purtroppo vorremmo per primi evitare cosi tanta burocrazia ma in Italia per essere in regola bisogna adeguarsi a quanto elencato sopra e per questo siamo SPIACENTI ma a causa di vari decreti sopra riportati in vigore da Gennaio 2016, le persone SPROVVISTE  di una delle documentazioni sopra elencate e per chi NON ACCONSENTE al trattamento dei dati personali, non potranno partecipare ).

Per maggiori Informazioni – Iscrizioni presso = www.nordicwalkingpassion.it alla rubrica contatti contatti oppure telefonando al Maestro SINW – Maestro FIDAL – Istruttore Nazionale di Camminata Sportiva = Giulio Piccinini 339 5652848

Rafforziamo il Sistema Immunitario.

Rafforziamo il Sistema Immunitario.

Cosa debilita il sistema immunitario? Cosa evitare per non ammalarsi

Il sistema immunitario può indebolirsi a causa di abitudini scorrette di vita, come per esempio non seguire una dieta variata o non praticare movimento. Sulle nostre capacità di difesa incidono notevolmente il non dormire a sufficienza, l’ansia e lo stress, in particolare se prolungato nel tempo

Il sistema immunitario può essere indebolito da una pluralità di fattori come, per esempio, lo stress prolungato, il consumo eccessivo di alcolici e una dieta scorretta.

Il sistema immunitario, fondamentale per non ammalarsi, si può indebolire a causa di uno stile di vita troppo sedentario; muoversi aiuta a rinforzare le difese, a sentirsi meglio e a ridurre le possibilità di contrarre malattie. Camminare ogni giorno, correre, ballare o svolgere dei semplici esercizi a casa contribuiscono a rendere le difese immunitarie più efficaci.

Il sistema immunitario si può debilitare a causa di una dieta monotona, a base di alimenti con alte quantità di coloranti, conservanti ed additivi. E’ molto importante scegliere prodotti nazionali e, se è possibile, biologici.

Per non ammalarsi bisogna evitare di consumare, in maniera eccessiva, i cibi precotti, eccessivamente sofisticati ed elaborati. E’ meglio privilegiare frutta e verdura fresca e di stagione, cereali integrali e cotture semplici e veloci. Per favorire il sistema immunitario è consigliabile cucinare utilizzando aglio e cipolla che svolgono un’azione antibatterica naturale; altrettanto utili le spezie perché apportano sali minerali e vitamine.

Per non ammalarsi bisogna evitare l’abuso di alcol e superalcolici; è altrettanto importante assumere i farmaci rispettando le indicazioni mediche. Un utilizzo scorretto indebolisce il corpo rendendolo più vulnerabile e fragile.

Per rinforzare il sistema immunitario è importante garantirsi un adeguato riposo notturno, compreso fra le sette e le otto ore. Il sonno favorisce la concentrazione, la memoria e contribuisce anche a mantenersi giovani. Inoltre, si dovrebbero ridurre le situazioni che generano ansia e stress. Per imparare gestire queste emozioni è possibile dedicarsi a discipline come lo yoga ed il piloga ossia l’unione di pilates ed yoga e dagli ultimi Studi scientifici è emerso che il Nordic Walking è il miglior alleato per rafforzarsi senza stress ne fisico che mentale.

Per ridurre il rischio di ammalarsi è anche possibile ricorrere ad alcune piante in grado di favorire, in modo naturale, le risposte immunitarie. L’echinacea, i propoli e l’euleuterococco sono soltanto alcune dei prodotti che si possono acquistare in erboristeria e farmacia.

La N.W.P. è sempre attenta e aggiornata sulle ultime novità in campo Medico e Sportivo, per questo ti consigliamo di tenerti informato sul nostro sito: www.nordicwalkingpassion.it – Maestro SINW / Maestro FIDAL / Istruttore Nazionale di Camminata Sportiva = Giulio Piccinini 339 5652848

 

 

 

ABC: Regole per combinare in maniera ottimale gli alimenti

ABC:  Regole per combinare in maniera ottimale gli alimenti

La NORDIC WALKING PASSION dopo innumerevoli corsi Medici e di Alimentazione Consiglia di seguire le indicazioni sotto riportate.

Da ricerche fatte con Studi di Naturopatia postiamo una semplice tabella per la giusta combinazione degli alimenti.

Siete liberi di scaricare questa tabella e, volendo, appenderla sulla porta del frigorifero in modo da tenerla sempre sott’occhio, specialmente nelle vostre decisioni prima di mangiare o cominciare a cucinare.

Per scaricare la tabella sotto in formato A4, basta cliccare sull’immagine, salvare e stampare.

Ora passiamo alle regole una per una, con un’adeguata spiegazione:

1) Carboidrati con acidi o proteine – Non mangiare proteine con carboidrati complessi allo stesso tempo e non mangiare carboidrati con cibi acidi. Perché? Proteine e acidi richiedono enzimi acidi per la loro metabolizzazione; i carboidrati richiedono invece enzimi alcalini. Quando enzimi acidi e alcalini entrano in contatto, si neutralizzano a vicenda, creando indigestione.

Esempi da evitare: pasta e pancetta, pane e formaggio, riso e pollo, patate/riso/pasta con pomodoro, verdure contenenti amidi con frutta secca o altre proteine, legumi o cereali con pomodori o altri tipi di frutta, legumi e cereali con proteine concentrate.

2) Proteine con proteine – Non consumare due tipi di proteine concentrate assieme. La digestione di proteine concentrate è la più complicata: l’acidità dei succhi gastrici, il tipo di enzimi e la potenza delle secrezioni varia in gran modo tra le differenti proteine. Si può in certi casi combinare proteine non troppo diverse in essenza come, ad esempio, noci e semi di girasole o un tipo di pesce con dei gamberetti, anche se non è consigliabile. I germogli di alfa-alfa che possiedono già le due prime foglioline si considerano una verdura senza amidi e possono essere combinati con proteine concentrate.

Esempi da evitare: noci e formaggio, uova e avocado e nessuno di questi assieme: frutta secca, avocado, soia, formaggio, uova o qualsiasi tipo di carne.

Non combinare gli anacardi con altra frutta secca, l’anacardo forma il pistillo della mela dell’anacardo e non è una vera noce. Contiene più amidi che le altre noci (29,3% carboidrati e 17,2% proteine. Per contrasto la mandorla contiene 19,5% carboidrati e 18,6% proteine).

Anche gli arachidi non fanno parte della frutta secca, sono dei legumi. Sono una combinazione tra proteine e amidi e sono combinati come carboidrati.

3) Proteine con grassi – Non consumare grassi e proteine assieme, ad esempio evitare: panna o burro con carni varie, uova, formaggi o frutta secca. I grassi inibiscono la digestione nello stomaco. È interessante come la maggior parte dei prodotti che contengono proteine complesse contengano allo stesso tempo anche una buona dose di grassi, e non vorremmo/dovremmo sovraccaricare la nostra facoltà digestiva.

4) Grassi in combinazione con altri cibi – Usate i grassi con parsimonia. I grassi influenzano la facoltà digestiva. Il miglior modo per utilizzare i grassi è in combinazione (e moderazione) con verdura fresca senza amidi e cruda come l’insalata e il sedano. Specialmente la combinazione con i carboidrati è pessima perché il grasso avvolge il carboidrato impedendone o ritardandone la digestione.

5) Proteine e acidi – Non mangiare frutta acida con proteine concentrate. I pomodori sono considerati della frutta acida, senza il contenuto di zucchero, e possono essere combinati con le proteine.

In alcuni casi arance, ananas, mele verdi e fragole abbastanza acide sono combinate con frutta secca, avocado o formaggio in una combinazione accettabile. In altri casi arance, ananas e fragole molto dolci sono una mala combinazione con frutta secca, avocado o formaggio (per via dell’alto contenuto di zucchero).

6) Zucchero con amidi, proteine e frutta acida – Non combinare la frutta dolce con alimenti che richiedono una digestione più lunga come le proteine, gli amidi e la frutta acida perché può causare fermentazione e acidità di stomaco. La frutta dolce va combinata con altra frutta dolce o semi-dolce. Lo stesso vale per lo zucchero, il miele e altri dolcificanti.

7) Carboidrati con carboidrati (amidi con amidi) – Mangiare solo un tipo di carboidrato complesso (amido) alla volta. Questa regola serve più per evitare il mangiare di troppi carboidrati in una seduta. Non combinare combinazioni di alimenti (legumi, piselli, arachidi) con carboidrati complessi. Ad esempio: riso e piselli, pasta e lenticchie. Si possono combinare verdure che contengono alcuni amidi con carboidrati complessi ma non con combinazione di alimenti. Ad esempio sì a patate e carote e no a piselli e carote. Due o tre verdure contenenti degli amidi sono combinabili. Ad esempio: carote, pastinaca e barbabietola.

8) Frutta acida, semi dolce e dolce – La frutta acida può essere usata con della frutta semi dolce. La frutta semi dolce può essere combinata con la frutta dolce. Il pomodoro non può essere combinato con la frutta semi-dolce. La frutta, in qualsiasi caso, va consumata a stomaco vuoto; può essere consumata 20-30 minuti prima di un pasto o, ancora meglio, può costituire il pasto intero.

9) Melone e anguria – Mangiare qualsiasi tipo di melone e di anguria da soli, poiché digeriscono in appena 10 minuti.

10) Frutta con verdura – Si può combinare della frutta con dell’insalata e/o del sedano (eccetto l’anguria).

11) Insalata – Combina bene sia con carboidrati che con proteine. Non con meloni e anguria. Una buona porzione d’insalata al giorno dovrebbe essere inclusa in una dieta salutare, l’insalata a foglie verde più scuro sono le migliori, ma non spinaci.

Ottima la combinazione sedano, cetriolo, peperoni crudi, cimette di broccoli crude e cimette crude di cavolfiore. Carota e pastinaca crude possono essere aggiunte in una pietanza con carboidrati; i pomodori possono essere aggiunti se non ci sono carboidrati complessi o combinazioni di alimenti.

12) Germogli – I germogli di alfa-alfa possono essere combinati come insalata verde; i fagioli mungo sono una combinazione tra carboidrati e proteine e combinano come carboidrati; i germogli di cereali combinano come carboidrati; i germogli di legumi, soia, lenticchie e semi (ad esempio di girasole) combinano come proteine.

13) Latte, Yogurt, Kefir – Il latte e i suoi derivati sono meglio metabolizzati se consumati da soli. (Se proprio volete includerli nella vostra dieta)

Discrepanze

Potete riscontrare delle diversità paragonando le varie tabelle di combinazioni di alimenti, i dati sono interpretati da diversi autori. Ad esempio la patata dolce con i suoi 26,3% di carboidrati e la patata con i suoi 17,1% sono categorizzate come carboidrati complessi. Le carote contengono circa il 9,7% di carboidrati e le barbabietole 9,9% e sono considerate entrambe verdure con pochi amidi. La zucca contiene il 12,5% di carboidrati.

È da classificare come carboidrati o come verdura a basso livello di amidi?

Io nella mia tabella ho semplificato ponendo sotto i carboidrati sia tutti gli alimenti che contengono molti carboidrati complessi come pane, pasta e cereali, sia quelle verdure che contengono un basso livello di amidi, ma da non sottovalutare, come zucca, carote e barbabietola. Alla fin fine, i carboidrati possono essere consumati assieme, l’importante è non stramangiare.

 

 

Il cocco – Il Dr. Esser lo combina come proteine, essendo una noce, ma il Dr. Shelton lo combina come un carboidrato. Il cocco è un alimento in combinazione (tra carboidrati e proteine), come i legumi e i piselli. Osservando i valori nutrizionali si scopre che il cocco fresco è composto da 9,4% carboidrati e 3,5% proteine; il cocco maturo e grattugiato, invece, contiene il 23% di carboidrati e il 7,2% di proteine. In comparazione la mandorla contiene 19,5% carboidrati e 18,6% proteine; la noce pecan il 14,6% carboidrati e il 9,2% di proteine; queste sono classificate come proteine. Il riso integrale è 77,4% carboidrati, 9,6% proteine; i piselli di lima contengono 22,1% carboidrati e 8,4% proteine, questi sono alimenti in combinazione di proteine e carboidrati ma sono combinati come carboidrati. Mi sembra che il cocco con il suo contenuto tre volte maggiore di carboidrati dovrebbe essere combinato come un carboidrato.

Di che opinione siete voi?

Molte sono le interpretazioni e le discrepanze, se non siete sicuri su come combinare un alimento potete rivolgervi alla tabella sovrastante e usare l’alimento nel modo più consono, oppure potete fare una prova, se riscontrate discomfort di qualsiasi genere, tralasciate la combinazione.

Sono partita così, all’impazzata, con le combinazioni, se siete capitati su questa pagina è una mia supposizione che stavate cercando le varie combinazioni degli alimenti e sapete già di che si parla, per chi invece c’è capitato “per caso” si chiederà: “perché tutte queste combinazioni, che a volte paiono persino impossibili?”. Beh, non posso che simpatizzare con voi, queste “regole” non sono semplici da mettere in pratica, specialmente oggi dove tantissime pietanze e snack sono pre-preparati e sono un insulto a queste combinazioni J Il fatto è che circa il 50% dei pasti risultano in indigestione, questa puó farsi sentire chiara e forte o può passare inosservata. Queste combinazioni, se applicate, allevieranno molti – se non tutti – dolori e fastidi che migliaia di persone provano giornalmente, anche per quegli stomaci più sensibili.

Queste regole sono frutto di anni di studi e suggeriscono il modo di mangiare più appropriato in modo che il corpo sia più efficace ed efficiente nella metabolizzazione, conversione e assimilazione degli elementi nutritivi. Le regole sovrastanti promuovono, inoltre, una digestione completa, evitando la formazione di rifiuti tossici dovuti a fermentazione o putrefazione, rilasciando più energia per altre attività, più forza, e una base portante per una salute vibrante.

Take it easy! Non vi scoraggiate e non siate troppo duri con voi e con le persone che vi stanno attorno, cominciate ad eliminare le combinazioni piú sbagliate, come banana e noci, pasta e pomodoro o cereali e frutta secca. Idealmente dovremmo seguire queste informazioni alla regola, ma quello che fa la vera differenza è ciò che decidiamo di mangiare abitualmente, durante il ciclo di ogni giorno. E non impartite lezioni a tavola (come faccio io a volte – scusa mamma!), preparate una pietanza alternativa mettendo a disposizione cibi migliori, non sforzate gli altri membri a mangiare in un particolar modo. Chissà che magari un giorno, notando la vostra vitalità, cominceranno a seguire il vostro esempio (oppure no 😛 😉 ). Ne vale sicuramente lo sforzo, se può migliorare la vostra salute e quella dei vostri cari.

Cerchiamo sempre di essere attenti e aggiornati sulle ultime novità in campo Sportivo e Medico, per questo ti consigliamo di mantenerti informato su www.nordicwalkingpassion.it – Maestro SINW / Maestro FIDAL / Istruttore Nazionale di Camminata Sportiva = Giulio Piccinini 339 5652848

 

 

I 10 segni che ti faranno smettere di mangiare Glutine.

I 10 segni che ti faranno smettere di mangiare Glutine.

La NORDIC WALKING PASSION dopo innumerevoli corsi Medici e di Alimentazione Consiglia di seguire le indicazioni sotto riportate.

Ecco i sintomi da prendere in considerazione:

  1. Problemi nel sistema digerente come gas, gonfiore, diarrea e costipazione. La costipazione è più comune nei bambini dopo aver mangiato il glutine.
  2. Cheratosi pilare (“pelle di pollo” sul retro delle braccia). E ‘il risultato della mancanza di acidi grassi e vitamina A.
  3. Sensazione di stanchezza, confusione o esaurimento dopo aver mangiato cibo con presenza di glutine.
  4. Malattie autoimmuni come tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, colite ulcerosa, lupus, psoriasi, sclerodermia o sclerosi multipla.
  5. Problemi di equilibrio, vertigini e altri sintomi neurologici. 6. disparità ormonali come PMS, PCOS o sterilità inspiegata.
  6. Mal di testa o emicranie ricorrenti.
  7. Debolezza cronica o la fibromialgia. Queste diagnosi sono diagnosticate dal medico ma non sempre si riesce a trovare il motivo del dolore o della stanchezza. La risposta molto di frequente è proprio l’assunzione di alimenti contenenti glutine.
  8. Irritazione gonfiore o dolore a dita, fianchi o ginocchia.
  9. Problemi di stato d’animo, come ad esempio depressione, ansia, sbalzi d’umore e ADD

Quali sono i test per l’intolleranza al glutine?

C’è un ottimo modo per controllare se si è intolleranti al glutine… Eliminalo dalla tua dieta nelle prossime 2-3 settimane, in seguito consumalo nuovamente.

Devono passare mesi o addirittura anni, prima di poter eliminare definitivamente il glutine presente nel nostro corpo.

Fai una prova, elimina il glutine dai tuoi pasti più a lungo possibile e ne sentirai sicuramente i benefici.

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MANGIARE bene per VIVERE bene:

IL cibo è il nesso tra l’esterno e l’interno, tra il mondo che ci circonda ed il nostro corpo. E’ ciò che ci lega alla natura. Purtroppo sono realmente poche le persone che hanno la consapevolezza che ciò che mangiamo determinerà, insieme ad altri fattori come lo stress, la contaminazione elettromagnetica, al sedentarietà ed i fattori genetici ereditari, se attivati, il nostro stato di salute.

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CARBOIDRATI RAFFINATI SE LI CONOSCI LI EVITI

Pasta, pane, biscotti e cornflakes. Probabilmente questi sono alcuni dei carboidrati che non mancano mai sulla vostra tavola. Fortunatamente però il regno vegetale ci offre anche legumi, ortaggi e frutta. I primi sono prodotti farinacei elaborati dall’uomo attraverso la lavorazione dei cereali, i secondi ce li offre madre natura. In entrambi i casi è importante capire la differenza in termini salutari tra cosa ci conviene mangiare e cosa invece dovremmo evitare. Iniziamo dicendo che i cereali dovrebbero coprire per un buon 55% il nostro fabbisogno energetico giornaliero, il 30% spetta ai grassi e il restante 15% alle proteine. Ma quali cereali dovremmo mangiare? Innanzitutto attenti ai finti cereali da colazione, i famigerati cornflakes. Attraverso pubblicità mirate e studiate a tavolino, sono riusciti a far credere che i cornflakes siano sinonimo di una colazione salutare, nutriente ed equilibrata e per di più dicono servano anche a mantenersi in forma. Ma le cose non stanno così. Se leggessimo le etichette di ciò che compriamo, ci renderemmo conto che i semplici cornflakes vengono accompagnati nel migliore dei casi da zucchero (bianco)estratto di malto d’orzo (il cui potere dolcificante è leggermente minore del saccarosio), sale e una serie di vitamine sintetiche.

Doppia dose di zucchero sotto forma di distinte versioni.  Eppure se per mantenere la linea, ma più in generale per una questione di salute, la prima cosa da eliminare dalla nostra alimentazione è proprio lo zucchero, perché ce lo ritroviamo un po’ dovunque?  Ma soprattutto, se la Commissione Codex Alimentarius ( istituita dalla FAO e dalla OMS, tra i cui scopi c’è la tutela dei consumatori) ha già stabilito, tanto per citare un esempio, che i succhi di frutta non potranno più avere zuccheri aggiunti, perché invece continuare ad aggregarli ai cereali? La risposta sembra alquanto ovvia.  Senza l’aggiunta degli zuccheri, i cereali venduti nei supermercati non li comprerebbe più nessuno. Per non parlare poi della presenza del sale e delle vitamine sintetiche di cui va presa in considerazione non solo la scarsa biodisponibilità rispetto a quelle naturali, ma in alcuni casi anche la loro dannosità. Non basta, infatti, cercare di ricreare la stessa struttura molecolare di una vitamina naturale sperando che sia altrettanto funzionale. E’ la sinergia tra i diversi elementi che fa la differenza.  Per quanto riguarda i biscotti, ( la marca è indifferente, ciò che conta è che li compriate al supermercato) leggendo le etichette, possiamo trovarci sciroppo di glucosio, (una soluzione acquosa concentrata ottenuta industrialmente dalla lavorazione dell’amido del mais, più economico e facile da trasportare in quanto liquido), pannaburrograsso idrogenato e nonagenti lievitanti ed aromi chimici.

Grasso Idrogenato  Tutti ingredienti chiamiamoli secondari, che diventano però i principali responsabili dei chili di troppo e delle malattie metaboliche. Di quest’argomento ci occuperemo nello specifico quando parleremo di quanto siano dannosi per il nostro organismo lo zucchero, i grassi idrogenati e tutti gli additivi utilizzati. Se poi questi cereali e questi biscotti li mangiamo inzuppandoli nel latte, rien ne va plus. Scardinare il mito del latte come alimento basico della nostra alimentazione richiede una serie di chiarimenti e riflessioni, che meritano anch’essi, di essere trattati in un unico ed esaustivo articolo. E adesso vi domanderete come fare colazione? Un’ ipotesi valida, potrebbe essere costituita dai cereali integrali, come fiocchi di orzo, di avena, farro, segale, spelta e frumento. Oppure vero pane integrale e marmellata, l’importante è che quest’ultima non sia industriale.  Il latte vaccino lo possiamo sostituire con latte di riso o di mandorla, per esempio. Ma ritorniamo ai cereali integrali.

Per capire la loro importanza, bisogna comprendere quanto le fibre alimentari siano beneficiose per il nostro organismo. Da un lato favoriscono il senso di sazietà, in quanto assorbendo l’acqua fanno aumentare il volume del contenuto intestinale, dall’altro facilitano la peristalsi intestinale. Combattono quindi la stitichezza e migliorano la flora batterica in quanto la loro assunzione giornaliera fa si che le sostanze nocive presenti nel canale digerente vengano inglobate e quindi successivamente eliminate.  Ma i vantaggi non finiscono qui. Il loro utilizzo viene associato alla diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari. Le fibre, infatti, interferiscono nell’assorbimento dei glucidi e dei lipidi riducendo i livelli di colesterolo nel sangue. Diminuisce il rischio di diabete poiché favoriscono la riduzione del glucosio nel sangue e allo stesso tempo evitano i cosiddetti sbalzi glicemici in quanto ne regolano e ne rallentano l’assorbimento. Si riduce il rischio di cancro colorettale, in quanto danno luogo a un transito intestinale accelerato, diminuendo il tempo di contatto della mucosa con eventuali carcinogeni. L’importante è capire che i benefici dei cereali integrali sono associati al consumo di tutte le loro sostanze nutritive. Tali nutrienti se consumati insieme, hanno un effetto sinergico sulla nostra salute. Non vale quindi, come fanno molti, raffinare un prodotto per questioni economiche e poi aggiungervi la crusca solo perché la normativa vigente consente di farlo.  Quindi possiamo individuare l’origine del problema nella raffinazione delle farine. Quella che generalmente si utilizza per la produzione di pastapanepizzabiscotti e tutti i loro sotto prodotti è farina raffinata. E’ la farina 00, il cui utilizzo risponde alla logica del profitto, in quanto, mentre dopo alcuni mesi la farina integrale va a male, quella raffinata si conserva decisamente più a lungo. Inoltre grazie al loro impiego, i prodotti da forno che la contengono hanno una consistenza decisamente più soffice. Quindi se tanto mi da tanto, perché utilizzare quella integrale? Andiamo dritti al grano.

]Il chicco di grano è costituito dalla crusca, che costituisce la parte più esterna e ricca di fibre, dal germe interno, ricco di micronutrienti, e dall’endosperma, ricco di amido.  La crusca e l’embrione essendo facilmente deperibili, rendevano la farina ed i prodotti derivati altrettanto deteriorabili, ragion per cui l’industria alimentare optò per la raffinazione della farina in questione. Purtroppo, così facendo sono venute meno fibre, vitamine e una serie di minerali fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo.  Di qui l’importanza di consumare alimenti il meno raffinati possibile. La farina 00, come tutti i prodotti raffinati, provoca come abbiamo visto, un aumento della glicemia e il conseguente incremento dell’insulina, fenomeno che nel tempo porta ad un accumulo dei grassi. E’ ormai chiaro che non tutti carboidrati sono uguali e potendo scegliere dovremmo dunque optare per i cereali integrali. Bisogna solo riabituare il palato ormai assuefatto e capire che per l’industria alimentare siamo solo acquirenti, marionette che si aggirano tra gli scaffali dei supermercati. [Image]Passiamo al pane. La prima cosa da fare è evitare di comprarlo negli ipermercati e supermercati perché non ha nulla a che fare con quel prodotto semplice, sano e naturale, a base di farina integrale, acqua e lievito di una volta. In ogni caso leggete sempre le etichette di ciò che comprate. Forse non tutti sanno che un quarto del pane confezionato venduto nei nostri supermercati proviene dai Paesi dell’est, in particolare dalla Romania. E’ precotto, surgelato, riscaldato e costa meno della metà di quello italiano.In Italia, però non essendoci l’obbligo di fornire sull’etichetta del pane la provenienza del prodotto, il consumatore non sa che quello che compra non è un prodotto italiano.  La bontà del pane di una volta è data dalla qualità del prodotto base, dalla farina e dalla sua macinazione, dall’acqua e dalla lievitazione naturale e infine dalla cottura. Purtroppo al giorno d’oggi esistono in commercio semi lavorati e additivi chimici che permettono, con la sola aggiunta di acqua, di ottenere qualsiasi tipo di prodotto da forno.  Sono prodotti a base di stabilizzanti ed emulsionanti, con la caratteristica di durare a lungo rispetto ad un prodotto naturale, grazie ai conservanti di cui sono composti.  In definitiva dovremmo evitare quanto più possibile di comprare nei supermercati e capire che essere consapevoli di ciò che mangiamo ha realmente un ‘importanza decisiva per la nostra salute.

 

 

La O.M.S. afferma che l’ESERCIZIO FISICO PROTEGGE dai TUMORI.

La O.M.S. afferma che l’ESERCIZIO FISICO PROTEGGE dai TUMORI.

La NORDIC WALKING PASSION asd  sempre attenta e aggiornata sulle ultime novità in campo  Medico e Sportivo, consiglia di leggere l’articolo sotto riportato.

L’ESERCIZIO FISICO PROTEGGE DAL TUMORE

Lo sostiene una ricerca dell’Università di Copenhagen sui topi. Meno casi e prognosi migliore. Effetto positivo anche in caso di attacchi cardiaci

POTREBBE essere l’adrenalina il segreto dell’effetto protettivo dell’attività fisica nei confronti del cancro. Lo afferma uno studio, per ora solo sui topi, pubblicato da Cell Metabolism, il primo a indagare sui meccanismi molecolari di questo fenomeno. Secondo studi precedenti, chi fa regolare esercizio fisico ha sia una minore probabilità di avere un cancro che una maggiore sopravvivenza. Diversi studi in passato hanno messo in relazione lo sport e l’insorgenza di tumori. I ricercatori  dell’università di Copenhagen hanno impiantato cellule di melanoma in due gruppi di topi, uno con nella gabbia delle ruote, mentre l’altro senza possibilità di fare esercizio. Gli animali del primo gruppo dopo un mese hanno avuto molti meno tumori e anche meno metastasi. Dalle analisi del sangue è emerso che nei corridori c’era un maggior tasso di adrenalina, di una molecola chiamata interleuchina 6 e di un componente del sistema immunitario. Un esperimento successivo ha stabilito che è proprio l’adrenalina la principale responsabile della protezione, perché con la sua presenza favorisce la formazione delle altre due molecole. “Con questi risultati dimostriamo che i topi che fanno esercizio fisico hanno visto una riduzione del cancro – spiga Pernille Hojman, ricercatrice dell’università di Copenhagen  – . Ma i topi non sono persone ed è impossibile dire se il meccanismo si applica anche all’uomo, anche se è noto che l’esercizio, specialmente quello moderatamente intenso, aumenta la produzione di adrenalina”. Oltre che a proteggere parzialmente dal cancro, l’esercizio sembra avere un effetto benefico anche sugli attacchi cardiaci. Secondo un altro studio pubblicato dall’American Journal of Medicine, il rischio di depressione, che è triplo negli infartuati rispetto a chi non ha avuto attacchi, è dimezzato nelle persone atletiche, e cala anche se si inizia a fare sport dopo l’evento. Del ruolo che l’attività fisica avrebbe nei confronti dei tumori si parla da tempo. Va detto che alcuni tipi di cancro sono sensibili agli effetti del movimento, che ne riduce l’incidenza. La relazione diretta è stata dimostrata per il cancro del colon, dell’endometrio e del seno, mentre per altri, come quello della prostata, i dati non sono ancora sufficienti per trarre conclusioni definitive. Va detto però, com ricorda l’Airc, che il meccanismo per cui lo sport esercita un’azione anticancro non è ancora del tutto chiaro per alcuni tumori. Va ricordato che l’esercizio è utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e per evitare l’osteoporosi.

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DIETA SBAGLIATA CAUSA IL 30% DEI TUMORI….

IL 30% dei casi di tumore nasce a tavola. La prevenzione oncologica deve passare anche dall’insegnamento di una dieta corretta, a partire dalla scuola dell’obbligo, dove andrebbero istituiti corsi di educazione specifici. “Anche i troppi grassi e la poca frutta e verdura poi nuociono gravemente alla salute e aumentano il rischio di tumore proprio come le sigarette”, spiega  Michele Carruba Direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università di Milano e co-presidente del convegno nazionale Spazio e nutrizione di oncologi e nutrizionisti che si chiude oggi a Milano e che ha visto la partecipazione di oltre 300 esperti provenienti da tutta Italia. i tumori collegati all’alimentazione. Le neoplasie più influenzate da quello che mangiamo e dai chili di troppo sono al colon retto, mammella, pancreas, fegato, ovaio, rene, esofago, cervice e utero. Il nostro Paese è una delle patrie della dieta mediterranea eppure abbiamo il primato europeo di sovrappeso infantile. Il 12% dei bambini italiani è addirittura obeso. Se vogliamo invertire questa tendenza dobbiamo promuovere maggiormente la cultura della giusta alimentazione tra tutta la popolazione. La dieta per i pazienti. A Milano una sessione è stata dedicata al tema della dieta per il paziente oncologico. “La malnutrizione interessa l’80% dei malati – aggiunge il professore Francesco Cognetti presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro e relatore al convegno organizzato nella città meneghina -. Il cancro indebolisce tutto il nostro organismo, provoca un calo dell’appetito e quindi anche della qualità e quantità dell’alimentazione. Esistono poi gli effetti collaterali delle cure che spesso interessano proprio l’apparato gastro-intestinale. La dieta durante la patologia neoplastica deve perciò essere adatta alla situazione clinica”. Alleanza fra oncologo e nutrizionistra. “Nei nostri ospedali c’è bisogno di una sempre più forte alleanza e collaborazione tra oncologo e nutrizionista – sottolineano i Carruba e Cognetti -. Insieme questi due specialisti devono aiutare il malato a scegliere i cibi più appropriati e risolvere così i molti problemi legati all’alimentazione durante e dopo le cure anti-tumorali. In questo modo possiamo non solo migliorare la qualità di vita generale del paziente ma anche la risposta positiva dell’organismo alla neoplasia”.

Mantieniti  informato su www.nordicwalkingpassion.it – Maestro SINW / Maestro FIDAL = Giulio Piccinini 339 5652848

Alimenti alcalinizzanti: quali sono e a cosa servono

Alimenti alcalinizzanti: quali sono e a cosa servono

La NORDIC WALKING PASSION dopo innumerevoli corsi Medici e di Alimentazione Consiglia di seguire le indicazioni sotto riportate.

Gli alimenti alcalinizzanti sono soprattutto frutta e verdura e alcuni condimenti, che servono a mantenere il ph in equilibrio fra acido e basico, evitando di incorrere in alcune patologie

Gli alimenti alcalinizzanti servirebbero a mantenere il nostro organismo in uno stato di equilibrio. Il tutto si basa sulla concezione, secondo la quale la maggior parte delle malattie sia causata dall’alterazione del nostro ph, che tenderebbe in direzione dell’acidità. Questa condizione si verrebbe a verificare in seguito all’assunzione di cibi dall’azione particolarmente acidificante. Sarebbe quindi uno squilibrio della dieta alla base di varie patologie. Lo squilibrio deve essere compensato attraverso l’assunzione di particolari prodotti alimentari. Vediamo nello specifico di che cosa si tratta.

Quali sono

Gli alimenti da scegliere sono quelli che sono ricchi soprattutto di alcunisali minerali, come il magnesio, il potassio, il calcio e il sodio. In questo senso è particolarmente indicata l’uva, che trova particolare applicazione nell’ambito di diete disintossicanti. Alcuni cibi sembrerebbero apparentemente acidi, ma in realtà non è così. E’ il caso, per esempio, del limone, che, a differenza di quanto possa sembrare, è uno dei più efficaci alimenti alcalinizzanti e viene consigliato per prevenire i calcoli renali.

In generale molti vegetali sono alcalinizzanti.

Per questo andrebbe promosso il consumo di frutta e verdura e in particolare quello di ortaggi come gli spinaci, la lattuga, i cavolfiori, le carote, il sedano, i cetrioli e i ravanelli. I cereali in generale non rientrerebbero in questa categoria, tranne alcuni: il miglio, l’amaranto e la quinoa. Ci sono poi alcuni condimenti che vengono utilizzati nella preparazione dei cibi. Si tratta di salvia, rosmarino, peperoncino, zenzero, curry e semi di cumino.

A cosa servono

Secondo la teoria che sta alla base della promozione della dieta alcalinizzante, il funzionamento dell’organismo è basato su un rapporto acido-basico. Se l’ambiente in cui vivono le cellule del corpo diventa molto acido, il ph si altera e si incorre in fenomeni che in generale vengono chiamati malattie da degenerazione cellulare. Si tratta soprattutto di patologie cardiovascolari e di disturbi infiammatori cronici, che possono essere più o meno gravi.

La dieta consigliata, secondo i fautori di questa teoria, è quella che vuole fare in modo che si raggiunga un equilibrio fra acidità e basicità. Non si tratta di eliminare gli alimenti acidificanti, ma di raggiungere una situazione di compensazione, visto che i cibi alcalinizzanti eviterebbero che nel nostro organismo si formino eccessivamente gli acidi. L’alimentazione è in sostanza fondamentale per garantire il nostro benessere.

a proposito di cibi e bevande acide : Questo veleno

distrugge le ossa, ma ognuno lo beve ogni giorno!

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Tutti sappiamo che bere Coca Cola in grandi quantità può avere un impatto disastroso sul nostro fisico, ma il perchè nessuno lo sa. Eccolo cosa succede quando beviamo una lattina di questa bevanda……

Cominciamo col dire che il nostro corpo non sa metabolizzare certi zuccheri contenuti nelle bevande zuccherine (non solo nella Coca cola, ma anche nella Fanta, nella Sprite e altre bevande gassate ricche di zuccheri…). Questi non vengono utilizzati come energia, ma vanno ad accumularsi nell’organismo sotto forma di grassi, quelli formati dal fegato dopo la strizzata di insulina del pancreas. Sembra, tra l’altro, che nelle donne aumenti il rischio di cellulite. Negli uomini promuove una modificazione della struttura androide in ginoide (pancetta, aumento delle “maniglie dell’amore”, laterale delle cosce arrotondato).

La Coca cola è una bevanda a ph acido

Questo significa che, non solo che la Coca cola non fa digerire come molti credono, ma va ad interferire con il lavoro della bile (che è alcalina), che serve per alcalinizzare gli alimenti prima dell’assorbimento intestinale. La Coca cola crea un ambiente acido (più se ne beve, più aumenta l’acidità) in opposizione alla basicità necessaria del nostro sangue e del nostro organismo. Un’acidosi continuata crea le condizioni ideali per una condizione di infiammazione minima persistente dell’organismo, e si sa che un’infiammazione cronica è in grado di provocare slatentizzazioni che sfociano nelle malattie più disparate, da sindromi degenerative a problemi cardiovascolari e tumorali.

Cosa succede subito dopo aver bevuto un bicchiere di Coca cola?

  • Nei primi 10 minuti una quantità pari a 10 cucchiaini di zucchero colpisce le pareti del nostro stomaco. Questa quantità è pari o superiore alla dose giornaliera di zuccheri raccomandati. L’unico motivo per cui non vomitiamo è per la quantità di acido fosforico che “taglia” e affievolisce il sapore eccessivamente dolce.
  • Entro i primi 20 minuti la quantità di zucchero va a stimolare l’incremento di insulina con conseguente formazione di grasso endogeno da parte del fegato.
  • Entro i primi 40 minuti la caffeina viene assorbita, con tutti gli effetti di dipendenza da adrenergici (una strizzata alle ghiandole surrenali), le pupille si dilatano, la pressione del sangue aumenta e aumentano gli zuccheri nel sangue.
  • Entro i primi 45 minuti aumenta la produzione di dopamina, ormone del piacere, con un effetto simile agli effetti di eroina e cocaina.
  • Entro i primi 60 minuti si ha un crollo degli zuccheri in circolo: si attiva il senso di fame e si può andare in ipotensione da carenza di zuccheri nel sangue. Le dosi di zucchero e caffeina ritenute pericolose, sono pari ad una quantità che varia dai 2 litri ai 10 litri al giornoPurtroppo ha la stessa pericolosità che hanno le sigarette. Secondo gli ultimi studi riportati sul Journal of public health, chi beve Coca Cola continuamente, ha telomeri, (sono piccole porzioni di Dna che si trovano alla fine di ogni cromosoma), più brevi nei globuli bianchi; Ciò vuol dire che si è esposti a maggiori rischi per quanto riguarda le malattie cardiovascolari e i tumori, oltre che il diabete. I ricercatori, hanno dichiarato che bere una bibita gassata al giorno corrisponde ad avere un invecchiamento precoce biologico di 4 anni e mezzo, ossia come per chi fuma.Comunque se siete ancora scettici, gli studiosi hanno anche portato a riprova dei loro studi i seguenti esempi:
  • -La bevanda viene usata negli Stati Uniti, quando avviene un incidente, infatti versata sulla strada, fa scomparire  tutte le tracce di sangue.
  • Il  nemico comunque non è la Coca Cola, ma la combinazione di dose eccessive di zucchero unite alla caffeina e all’acido fosforico…combinazione che è bene sapere, la si trova nella maggior parte delle bibite gassate.

-Se si versa una lattina della bevanda in un water incrostato e si lascia agire per un’ ora, basta poi tirare l’acqua e si avrà un water splendente

-Se ponete un osso in un bicchiere contenente la bevanda, dopo 2 giorni l’osso sarà completamente dissolto

-Se volete togliere le macchie dalle vostre stoviglie, basta versare sopra di esse un pò della bevanda e l’acido citrico contenuto agirà rendendole pulite

-Se dovete svitare una vite corrosa dalla ruggine, basta applicare su di essa uno straccio imbevuto della bibita, lasciare agire qualche minuto e il gioco è fatto

-Se avete abiti sporchi di grasso che non riuscite a pulire, basta che unite al vostro abituale detersivo una lattina della bevanda e il grasso si scioglierà immediatamente

-Se il vostro parabrezza è veramente sporco basta pulirlo con uno straccio imbevuto della bibita

La Coca Cola light, è una bomba a scoppia ritardato per colpa del connubio Coca Cola + Aspartame

Mai poi mai lavarsi i denti dopo aver bevuto Coca Cola, perchè toglie tutto lo smalto.

 

Cerchiamo sempre di essere attenti e aggiornati sulle ultime novità in campo Sportivo e Medico, per questo ti consigliamo di mantenerti informato su www.nordicwalkingpassion.it – Maestro SINW / Maestro FIDAL = Giulio Piccinini 339 5652848

Debellare l'ICTUS - ALIMENTAZIONE e SPORT connubbio perfetto

Debellare l'ICTUS - ALIMENTAZIONE e SPORT connubbio perfetto

La Nordic Walking Passion insieme allo Studio di Naturopatia della Dott.ssa MONICA SPELTA insegnano i metodi migliori per raggiungere il Benessere utilizzando l’attività Sportiva e con la giusta Alimentazione.

l’Ente mondiale della Sanità e il Ministero della Salute Italiano dopo uno studio fatto su quasi 1.000.000 di persone afferma che praticare Sport e migliorare l’Alimentazione

è il metodo più efficace per rimanere in Buona Salute. Per questo motivo la collaborazione sopra evidenziata è Garanzia di risultati ampiamente provati.

Per ulteriori informazioni : D.ssa Monica Spelta tel 320 4676288   /§/   Maestro SINW – FIDAL  Giulio Piccinini 339 5652848

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Ictus, 3/4 casi nel mondo colpa degli stili di vita sbagliati

Male ampiamente prevenibile:

Adottare abitudini sane come smettere di fumare, mangiare frutta e verdura e fare sport può prevenire a livello globale ben 3 ictus su 4 nel mondo potrebbero essere prevenuti con scelte sane. Ma anche lottando contro l’inquinamento molti casi di ictus potrebbero essere prevenuti, specie nei paesi in via di sviluppo. Anzi per la prima volta smog e inquinamento domestico sono riconosciuti come uno dei principali fattori di rischio a livello globale. Lo rivela uno studio mondiale pubblicato sulla rivista Lancet Neurology e condotto da Valery Feigin della Auckland University of Technology in Nuova Zelanda.

 Un danno al cervello dovuto nella stragrande maggioranza dei casi all’occlusione di un vaso sanguigno che irrora il cranio (ictus ischemico), l’ictus colpisce ogni anno circa 15 milioni di persone nel mondo; di questi circa 6 milioni muoiono e circa 5 milioni restano con disabilità permanenti quali perdita della vista o della capacità di parlare, paralisi.  Gli esperti hanno tracciato la mappa dei fattori di rischio più importanti per l’ictus e stimato il loro impatto in termini di anni di vita trascorsi con disabilità post-ictus.

 È emerso che a livello globale i dieci fattori di rischio con un impatto maggiore sono nell’ordine la pressione alta, un’alimentazione povera di frutta, sovrappeso e obesità, dieta troppo ricca di sodio, il fumo, dieta povera di verdure, inquinamento sia ambientale sia domestico (da biomasse), dieta povera di cereali integrali e glicemia elevata. Sempre a livello globale seguono in ordine di importanza la sedentarietà, problemi renali, consumo di alcolici. Se si guarda ai fattori di rischio per le diverse aree geografiche si vede che ad esempio in Europa occidentale la classifica dei fattori di rischio è dominata nell’ordine da pressione alta, sovrappeso e/o obesità, dieta povera di verdure, dieta povera di frutta, fumo.

 Una scoperta sorprendente è che quasi un terzo (29,2%) della disabilità globale associata all’ictus può essere ricollegata all’inquinamento ambientale e domestico. (si va da un massimo del 33,7% nei paesi in via di sviluppo a un minimo del 10,2% delle nazioni ricche).  Il fattore di rischio la cui preponderanza è aumentata di più dagli anni 90 ad oggi – importanza calcolata sempre in termini di anni vissuti con disabilità post-ictus ad esso correlati – è una dieta ricca di bevande zuccherate (dal 1990 al 2013 si calcola un aumento del 63,1% degli anni vissuti con disabilità da ictus collegabili alle bibite zuccherate). Il fattore di rischio che a livello globale ha perso importanza più di tutti, invece, è il fumo passivo (si calcola una riduzione del 31% degli anni vissuti con disabilità da ictus dovuti a questo fattore).

 “Una scoperta sorprendente di questo studio è l’enorme impatto in termini di anni di disabilità da ictus attribuibile all’inquinamento, specie nei paesi in via di sviluppo – ribadisce Feigin- Fumo, dieta scorretta e sedentarietà sono invece alcuni dei principali fattori di rischio a livello globale, suggerendo che l’ictus è una malattia in buona parte causata da stili di vita scorretti. Controllandoli si possono prevenire, quindi, circa i tre quarti degli ictus a livello globale”, conclude.

ZENZERO Depurante - Energizzante e...

ZENZERO Depurante - Energizzante e...

La NORDIC WALKING PASSION sempre attenta nella ricerca di ottimi Alimenti per la Salute Consiglia di leggere attentamente le proprietà dello Zenzero sotto riportate.

La tisana allo zenzero è una ricetta per realizzare una bevanda perfetta per dimagrire e depurare l’organismo. Lo zenzero è una spezia dalle mille proprietà benefiche ed essendo una “spezia calda” è in grado di stimolare il metabolismo accelerando il consumo dei grassi accumulati in eccesso. Inoltre depura l’organismo dalle scorie e le tossine.

Lo zenzero è una spezia che si ottiene dalla radice di una pianta di origine orientale. Noto in tutto il mondo per il suo potere aromatico e le sue numerose virtù, lo zenzero è un perfetto coadiuvante della perdita del peso. Lo zenzero è ricchissimo di antiossidanti, ha forti proprietà antinfiammatorie e apporta diversi benefici all’apparato digerente come favorire la digestione, lenire crampi e dolori allo stomaco, calmare la nausea e il vomito anche in gravidanza e alleviare il mald’auto. Inoltre è ricco di vitamina B6 e sali minerali fondamentali come calcio, ferro, fosforo e potassio. Ma tra le tante proprietà benefiche dello zenzero, quella più apprezzata specialmente dalle donne è quella dimagrante e depurativa. La radice dello zenzero è in grado di smorzare il senso di fame grazie alla sua azione termogenica. Viene spesso impiegato nelle diete dimagranti perchè, come accennato in precedenza, accelera il metabolismo dei grassi, favorendo l’eliminazione dei lipidi in eccesso. In ogni caso, per godere appieno delle proprietà dimagranti dello zenzero, è bene abbinare un regime alimentare corretto e unagiusta quantità di esercizio fisico quotidiano. Lo zenzero agisce più velocemente se assunto fresco o sottoforma di infuso: aggiungi lo zenzero rattugiato ai tuoi piatti per arricchirli oppure crea delle tisane tagliandolo a fettine e facendolo bollire.

Abbiamo parlato anche di altre proprietà dello zenzero. Lo zenzero è perfetto per la stagione autunnale e invernale, non solo per le sue proprietà termogeniche che riscaldano il corpo, ma anche per le sue proprietà espettoranti, antinfluenzali, antibatteriche e antibiotiche. Consumare un infuso di zenzero, vuol dire allontanare in poco tempo gli stati influenzali, la febbre alta, la tosse secca o grassa e il mal di gola. Per concludere, ad uso esterno lo zenzero lenisce i dolori articolari e muscolari, questo grazie alle sue potenti proprietà antinfiammatorie. L’olio essenziale di zenzero è perfetto per alleviare i dolori dati da un’intensa attività fisica, distorsioni, contusioni e dolori dati dall’influenza.

Ingredienti per 1 litro di tisana Calorie per porz. n.q.

1 litro di acqua minerale 20 fette di zenzero fresco sbucciato succo di 1 limone dolcificante naturale a piacere

Preparazione

  1. In un pentolino porta ad ebollizione 1 litro di acqua. 2. Aggiungi le fette di zenzero fresco, lascia bollire per qualche minuto poi spegni il fuoco. 3. Lascia riposare l’infuso per circa 10-15 minuti. 4. Filtra l’infuso versandolo in una bottiglia di vetro e aggiungi il limone. 5. Consuma la tisana 2 volte al giorno dopo i pasti principali (pranzo e cena). Dolcifica a piacere.

 L’INFUSO DI ZENZERO: BENEFICI E USO

Quali sono i benefici dell’infuso allo zenzero e quali abbinamenti si possono fare per potenziare l’effetto altamente sfiammante di questa bevanda semplice da preparare e assolutamente miracolosa

L’infuso di zenzero può agire molto bene sui casi di ulcera ed è un toccasana per il sistema nervoso, aiuta a combattere stanchezza, lo stress e i mali di stagione, essendo un vero antisettico naturale.

Promuovendo la circolazione sanguigna, l’infuso allo zenzero contribuisce a ridurre disfunzioni legate all’impotenza maschile. Il potere snellente della tisana è davvero straordinario in quanto va a modulare il metabolismo, accelerandolo.

È anche utile per calmare le coliche di orgine mestruale e le emicranie.

 L’infuso allo zenzero: i benefici

Lo zenzero è uno straordinario antinfiammatorio naturale e digestivo, avendo effetti sulle pareti dello stomaco e dell’intestino. I principi attivi della pianta si concentrano tutti nella sua radice: sostanze non volatili, come i gingeroli, resine e mucillagini.

In ayurveda viene impiegato per curare la febbre, i disturbi dell’osteoartrite, dell’influenza: è considerato anche uno stimolante del cuore e protettivo della mucosa gastrica. Grazie alle sue proprietà antibiotiche, lo zenzero ha effetti benefici su tutti gli organi interni.

L’infuso di zenzero è utile contro l’alitosi in quanto contrasta l’accumulo di tossine e la fermentazione batterica. Grazie a enzimi antiossidanti e sostanze come il gingerolo, la tisana combatte la nausea.

Come preparare l’infuso allo zenzero

Per preparare l’infuso di zenzero, basta sbucciare una radice di zenzero fresco, tagliandola in piccoli pezzetti; per due persone ne bastano 5/6 pezzetti, essendo molto forte e leggermente piccante.

Fate bollire l’acqua e lo zenzero per circa quattro minuti, spegnete la fiamma e aggiungete il succo di limone spremuto fresco, andando ad arricchire con un enorme apporto di vitamina C.

Dopo aver colato il tutto potete aggiungere un cucchiaino di miele della tipologia che più vi aggrada. In molti casi si aggiunge la cannella e a quel punto la bevanda diventa davvero riscaldante, oltre ad agire in modo netto sul metabolismo.

L’ideale è sorseggiarlo lontano dai pasti e va considerato che tra le controindicazioni vi è quella del consumo in gravidanza e durante l’assunzione di farmaci che possono dar luogo ad allergie crociate.

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Sciroppo zenzero limone e miele contro tosse e raffreddore

Sciroppo zenzero limone e miele contro tosse e raffreddore un rimedio tutto naturale contro i malanni di stagione. Uno sciroppo fatto in casa con ingredienti naturali e facilmente reperibili: zenzerolimone e miele. Mal di gola, raffreddore e tosse si possono alleviare con losciroppo zenzero limone e miele. Questi ingredienti sono di valido aiuto per combattere in modo naturale il raffreddore, la tosse e liberarsi del catarro; il miele apporta benefici al nostro apparato respiratorio e lo zenzero è un grande antinfiammatorio. Potete assumere lo sciroppo zenzero limone e miele puro per attenuare la tosse e trovare sollievo contro il raffreddore oppure diluito in acqua calda per ottenere una confortante tisana ideale la sera prima di andare a letto oppure dopo pranzo. Vi lascio le indicazione per realizzare lo sciroppo zenzero limone e miele anche con il Bimby e ringrazio la gentilissima Anna per avermelo segnalato

ATTENZIONE: consultare il medico prima di utilizzare lo zenzero in gravidanza. Evitarlo in caso di allergie o se si assumono farmaci antinfiammatori, antiaggreganti e anticoagulanti

Sciroppo zenzero limone e miele contro tosse e raffreddore con o senza Bimby

Ingredienti:

  • 3 limoni biologici
  • 20 g di zenzero fresco
  • 270 g di miele Millefiori io Mielbio Rigoni di Asiago
  • 500 ml di acqua
  • vasetti di vetro sterilizzati (cliccare QUI)

Procedimento:

  1. Lavare accuratamente i limoni e tagliarli a pezzetti
  2. Lavare lo zenzero e senza sbucciarlo tagliarlo a fettine
  3. In una pentola unire i limoni, lo zenzero, il miele e l’acqua
  4. Far cuocere a fuoco bassissimo per circa 70 minuti. Per uno sciroppo più denso occorre allungare i tempi di cottura
  5. Filtrare con un colino e versare lo sciroppo caldo nei vasetti, chiudere ermeticamente e far raffreddare
  6. Conservare i vasetti in frigo.
  7. Losciroppo zenzero limone e miele si può bere in qualsiasi momento della giornata
  8. In frigo diventerà leggermente gelatinoso, si può anche diluire qualche cucchiaino in acqua calda per una tisana

Sciroppo pronto ! Lo preferisco più denso e di conseguenza ho allungato i tempi di cottura

Per il procedimento con il Bimby:

  1. Tagliare i limoni e lo zenzero a pezzetti, metterli nel boccale e aggiungere il miele e l’acqua
  2. Programmare : 70 minuti – 80°C – velocità soft
  3. Filtrare lo sciroppo caldo con un colino, versarlo in vasetti di vetro e chiudere ermeticamente
  4. Far raffreddare e conservare in frigo

Vi invito a diventare fan del sito www.nordicwalkingpassion.it per essere così sempre aggiornati sulle mie nuove ricette e restare in contatto con me = Maestro Giulio Piccinini.

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Crampi notturni: cause e rimedi

Crampi notturni: cause e rimedi

I crampi notturni possono essere determinati da diversi fattori: problemi di natura cardiovascolare, carenza di sali minerali, eccessiva attività fisica.

I crampi notturni possono interessare le cosce, i polpacci, le gambe, i piedi o le mani. Sono molto fastidiosi, perché al dolore si aggiunge anche il fatto che non si può usufruire di un riposo continuo. Si tratta di contrazioni muscolari involontarie che possono creare delle difficoltà anche nell’addormentamento, in quanto spesso si è colti dalla paura di incorrere nel problema. Le cause sono differenti, in quanto si può trattare di aspetti di natura cardiovascolare, della perdita di nutrienti fondamentali o di un’attività fisica esercitata in maniera intensa. Tuttavia bisogna tenere in considerazione che ci sono dei rimedi, ai quali si può fare ricorso: stile di vita, dieta e soluzioni naturali.

Le cause

Le cause dei crampi notturni possono consistere in una disidratazione eccessiva o in una carenza di sali minerali, soprattutto potassio e magnesio. A volte il tutto può essere un vero e proprio segnale di allarme, che ci indica l’essere affetti da un problema cardiovascolare. In questo caso è fondamentale un consulto medico, per riuscire a comprendere in maniera più precisa quale può essere il disturbo in questione. Potrebbe trattarsi anche di insufficienza venosa, che colpisce in maniera particolare le donne. Anche l’uso di alcuni diuretici può acuire il problema.

Bisogna stare attenti al nostro stile di vita. Per esempio, infatti, se nel corso della giornata trascorriamo molto tempo seduti, tutto ciò potrebbe rivelarsi dannoso.

Al contrario, anche un’attività fisica molto intensa, a cui i muscoli non sono abituati, può essere problematica.

Non a caso, infatti, ci sono alcuni sport che si configurano come veri fattori di rischio: calcio, tennis e corsa.

In gravidanza il fenomeno è frequente, ma non bisogna temere, perché è dovuto alla modificazione della circolazione venosa, agli squilibri di sali minerali e alla stanchezza che la gestazione comporta.

Si verifica soprattutto nei mesi estivi e a partire dal settimo mese. Se ne può parlare con il ginecologo, per avere le adeguate rassicurazioni.

I rimedi

La cura dei crampi notturni non deve essere rintracciata nell’uso di farmaci specifici. Potrebbero essere necessari degli integratori di potassio e magnesio, da usare maggiormente in estate, quando si suda molto. In ogni caso, è bene provvedere a portare avanti una dieta adeguata, ricca di nutrienti, come il calcio, il potassio, il magnesio, la vitamina A e la vitamina E.

In questo senso possono rivelarsi utili alcuni cibi: succo di carota, zucca, melone, fegato, salmone, semi di girasole, frutta secca, patate, banane e pomodori. Sono da limitare il caffè e l’alcool, mentre si dovrebbe ampliare l’assunzione di acqua. Fra i rimedi naturali erbe come l’equiseto, il chinino, lo zafferano o l’infuso di biancospino.

Dopo una giornata faticosa possiamo rilassare i muscoli, specialmente quelli degli arti inferiori, immergendoli nell’acqua tiepida con l’aggiunta di olio essenziale di rosmarino. Da non dimenticare gli esercizi fisici dolci, come lo stretching. Ricordiamoci però che è importante il riscaldamento muscolare, sia prima che dopo l’allenamento.

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